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domenica 22 aprile 2012

E C A T E...CON LA PASTA DI SALE

Girovagando qua e là l'altro giorno ho trovato questo post sulla pasta di sale e mi sono ricordata dei mesi passati a fare addobbi per un alberello di cartoncino alle medie.
Ho pensato che anche alla piccola sarebbe piaciuto manipolare un pò, quindi ho seguito la ricetta e le ho presentato una bella palletta di impasto da modellare.
In un primo momento era incerta sul da farsi (non che dopo sia migliorata la cosa!): la toccava, affondava il dito, ne staccava un pezzo, lo assaggiava, faceva una brutta faccia e lo buttava al gatto...Il gatto d'istinto andava ad annusare e scoprendo che non era di suo gradimento miagolava chiedendo qualcosa di commestibile (oh, sti due si sono organizzati bene!), così ricominciava la trafila ed un altro pezzo di pasta finiva per terra...
Ho provato a farle vedere come mi divertivo a modellare e pastrocchiare questo impasto ben compatto, ma il suo interesse è scemato molto presto.
In parte delusa per non aver colto che ancora non poteva essere interessata, ma ancora carica di voglia di manipolare, mi sono messa a tirare, schiacciare, stendere e...questo è quello che ne è uscito fuori.
Una volta pronte tutte le forme, le abbiamo messe in forno al minimo per un'oretta (o poco meno).
Il giorno dopo li abbiamo colorati con le tempere e le abbiamo passate anche con della vernice acrilica trasparente, dato che la pasta di sale è molto soggetta al deterioramento per l'umidità.
Prossimamente li attaccheremo alla porta della futura cameretta della piccola! ^_^

sabato 14 aprile 2012

MARSUPIOTERAPIA, LA NOSTRA ESPERIENZA

Tutto è iniziato con un commento ad un video su Facebook.
Annamaria Bubamara ha postato questo video ed io mi sono commossa, ricordando i nostri 20 giorni in Neonatologia...
Da quello scambio di commenti e poi messaggi, è nata questa testimonianza, che spero possa essere d'aiuto ad altri genitori di bimbi "presciaroli" (trad: frettolosi) ^__^


Ciao, 
mi chiamo Alessia. 
Sono una mamma a tempo pieno, per piacere e per necessità, ma in un epoca ormai lontana lavoravo nel campo della grafica.
Abito in Calabria, in una piccola frazione del comune di Caulonia (RC), assieme a mio marito Marco, mia figlia Ecate e tutta la prole animalesca. :)
Non sapevo nulla sulla marsupioterapia quando ero incinta di mia figlia e perchè mai avrei dovuto?
La marsupioterapia è una pratica (che non definirei assollutamente medica, anche se l'ambito in cui si svolge è quasi sempre tale) consigliata per lo più alle madri di bimbi nati prematuri o piccoli.
Noi non avevamo nemmeno preso in considerazione quest'eventualità quindi figurarsi se sapevamo cos'era.
Ce l'hanno nominata la prima volta in ospedale, pochi giorni dopo che era nata nostra figlia, Ecate.
Sì, perchè nostra figlia è nata con quasi 2 mesi d'anticipo, l'11 Agosto 2010! Come dico sempre io, per sdrammatizzare, "aveva fretta di farsi il bagno a mare!", dato che a fine settembre (termine della gravidanza) il tempo da noi in Calabria è più ventoso e non è piacevole il mare.
Qui mancava una settimana alle
sue dimissioni
Ecate è nata con cesareo d'urgenza alle 5.53 del mattino all'Ospedale Riuniti di Reggio Calabria, dopo un distacco totale di placenta che stava portando via me e lei. Pesava 1,570 Kg (poco più di un pacco di zucchero) e...non so nient'altro dei suoi primi minuti di vita, se non quello che mi riferivano mio marito, i parenti e gli amici che l'avevano vista da dietro un vetro. Io l'ho stretta fra le mie braccia per la prima volta tre giorni dopo che era nata.
Era uno scricciolo. Faceva fatica a stare sveglia. Non piangeva quasi mai, si lamentava. 
Sembrava non essere interessata al cibo, ma quando le avvicinavo il biberon lo divorava...se non si addormentava prima!
Sorvolo su tutte le sensazioni nostre: ci sentivamo in colpa, non sapevamo cosa fare o come reagire...Tutti i programmi che ci eravamo fatti sulla sua nascita erano saltati, ma lei era lì e bisognava farle capire che valeva la pena combattere, prendere peso ed uscire da quel reparto di Neonatologia, tutto asettico e freddo.
Cercavo di essere presente a tutte le poppate: provavo ad attaccarla al seno, le cambiavo il pannolino (ricordo ancora il panico della prima volta...avevo il terrore di farle male e non sapevo da dove cominciare!), le parlavo, le canzavo, ma il tempo della poppata volava via presto ed io ero sempre più triste perchè degli estranei badavano a mia figlia e non la sua mamma ed il suo papà...
Un giorno una voce (non guardavo quasi mai nessuno di loro in faccia, avevo occhi solo per mia figlia, chiusa in quella scatola di plastica) mi disse che in quel reparto praticavano la marsupioterapia e che se volevo farla anche io ero bene accetta. Purtroppo col poco personale e la disorganizzazione era una marsupioterapia arrangiata, ma lo scopo era lodevole ed i risultati si potevano toccare con mano, o almeno così disse quella voce.
Nel reparto la temperatura era alta, non so se dipendesse dal mese di Agosto e dal fatto che eravamo all'ultimo piano oppure se era una prassi tenerla alta. I bimbi erano vestiti solo del pannolino e quando li tiravamo fuori dalla termoculla li potevamo avvolgere con un lenzuolino di cotone.
Fra la poppata delle 15 e quella delle 18 noi mamme potevamo rimanere in reparto e metterci a nostri agio (si fa per dire!) su una delle poltrone reclinabili con addosso la nostra creatura, pelle a pelle, odore ad odore...cuore a cuore...
In quel lasso di tempo, le raccontavo tutto ciò che mi passava per la testa: come ci eravamo conosciuti io e papà, quali erano le nostre canzoni preferite, com'era bello il mondo fuori di là, cosa mi era successo durante la giornata...E lentamente scivolavo nel sonno, tranquilla perchè la mia creatura mi respirava addosso.
CASPITA! NON ASPETTAVO ALTRO!
Ci consigliavano di non mettere reggiseni e di vestirci con abiti che si aprissero facilmente. 
Abbassavano le persiane e, se era la giornata giusta, mettevano un pò di musica. Noi stendevamo lo schienale, aprivamo la casacca e appoggiavamo i nostri piccoli al petto, coprendoli poi con il lenzuolino...e tre ore volavano via!
La prima volta mi sentii impacciata: quel corpicino piccolo, minuto e più corto del mio tronco....addosso a me! Ho pensato: "magari puzzo, poverina, memorizzerà sua madre come quella che puzza e suda"...L'infermiera, una delle poche empatiche e dotate di umanità, se ne dev'essere accorta e mi ha illustrato meglio cos'era la marsupioterapia. Mi spiegò che i prematuri sentendo l'odore della madre, il suo cuore e il suo contatto reagiscono meglio, prendono peso e si riprendono dal trauma della nascita prima rispetto 
ad i bimbi tenuti costantemente in termoculla. Inoltre, aggiunse (e questo non lo dimenticherò mai!): "sua figlia crede ancora di essere in pancia" e mentre diceva quelle parole i miei occhi traboccarono di lacrime...lacrime di felicità stavolta perchè nel frattempo lei aveva appoggiato Ecate sul mio petto ed io ne sentivo il peso, il calore, il respiro...E' stato l'inizio della lenta risalita!
Lenta perchè quelle poche ore al giorno non ci bastavano più, perchè essermi trasferita in città io sola per stare vicina a mia figlia era stressante, perchè papà lavorava e poteva venirci a trovare un giorno si e due no, perchè non vedevo l'ora di portarmi quello scricciolo a casa, perchè ero convinta che una volta a casa le cose sarebbero andate molto meglio per tutti e tre, perchè stavo perdendo il latte, perchè ero stressata e non sono 
caduta in depressione solo perchè non ne avevo il tempo...perchè...perchè capitano queste cose mi chiedevo? Mia figlia doveva nascere in un altro modo, io la dovevo allattare, e tutto doveva essere radioso...invece ciò che mi seguiva era la classica nuvoletta nera.
Eppure nei momenti (troppo pochi per me!) in cui eravamo io e lei, a contatto...tutto tornava ad essere luminoso, la vita era splendida, mia figlia uno spettacolo, io rilassata...Mi sono fatta le meglio pennichelle con lei addosso!
Quando non ero in ospedale ero a casa che mi tiravo il latte perchè lei non si riusciva ad attaccare direttamente al seno: era troppo stanca ed il biberon era più facile.
Il suo peso cresceva lentamente e 20 giorni in quel reparto non passavano più.
Finalmente un giorno la dottoressa mi fece notare che era arrivata a pesare 1,830 Kg quindi il giorno dopo, forse, l'avrebbero dimessa. PANICO! PAURA! E mo che faccio???
Dopo aver avvertito, felice come una pasqua, mio marito e tutta la famiglia e gli amici, rimasi seduta sul divano a pensare...Mi venne un lampo! Durante la gravidanza mi ero informata su tutto lo sciibile umano in fatto di "cosa è meglio per nostra figlia" ed una delle cose che mi ero ripromessa di acquistare era una fascia per portarla, uno stuolo di stoffa per avvolgere in un caldo abbraccio me e lei.
Caspita! Cascava a fagiolo! Contattai una mia amica di Torino e le chiesi di acquistarcene una il prima possibile.
Nel frattempo, Ecate era stata dimessa ed eravamo tornate finalmente a casa, dove con una serie di telefonate timide ed impacciatisse ad una consulente della Lega del Latte eravamo riuscite a scongiurare la fine prematura dell'allattamento.
Passavamo la maggior parte della giornata nel letto, io e lei, seminude perennemente a contatto: mi dormiva addosso, la accarezzavo, respiravamo la stessa aria...Sembrava proprio di averla ancora nel mio grembo, al caldo ed al sicuro.
Una delle prime legature che
abbiamo fatto...poi siamo
migliorate! ^_^
La mattina in cui arrivò il corriere con la fascia ero al settimo cielo, ma...COME SI METTE??
Avevo visto mille video con mamme che con molta naturalezza infilavano questi cosetti nel groviglio di fascia che si erano fatte addosso, ma non ci riuscivo in nessun modo. Mi sentivo uno di quei manichini in vetrina, costretta (perchè mi ci sentivo io) a tenere una posizione fissa perchè sennò crolla il mondo.
La mettevo la mattina, dopo il primo cambio di pannolino, e, con l'aiuto del santo marito, me la toglievo solo per cambiarle il pannolino o per farmi la doccia. Abbiamo vissuto in simbiosi per i primi giorni e mia figlia iniziava a prendere peso a vista d'occhio! Ero così felice che iniziai a sentire il bisogno di uscire, vedere il sole, farglielo sentire sulla pelle e...urlare al mondo che avevamo superato a pieni voti questa difficilissima sfida...grazie ad un pezzo di stoffa che ancora ci accompagnia nelle nostre lunghe passeggiate.
Portare mia figlia per me non è più solo marsupioterapia ma uno stile di vita: respirare la sua aria, parlarle sottovoce, canticchiare sommessamente quando vuole addormentarsi, ascoltare e guardare il mondo con i suoi occhi...
"La marsupioterapia è stata la nostra salvezza!" è questo la testimonianza riassuntiva che posso dare a chi legge o mi chiede, perchè non posso riassumere diversamente quanto ha significato per noi.
Giusto per completezza di informazione, la "vera" marsupioterapia si pratica rimanendo il più possibile in reparto con i bimbi, mettendosi una fascia, in cui adagiare il piccolo e vivendo con lui ogni giorno. E' un modo per fargli sentire meno il distacco traumatico, la nascita pretermine: lo giudico il migliore dei modi per noi mamme per non perdere la sensazione di "essere mamme" perchè partorire un prematuro si porta dietro un forte trauma; infine, ma non meno importante, per i piccoli è veramente l'unico modo per sentirsi ancora al sicuro nella pancia di mamma. Purtroppo, le nostre strutture sanitarie non sono sempre adeguatamente pronte ad accogliere questa pratica, ma con un pò di impegno e di elasticità mentale è realizzabile. Nell'ospedale dove è nata mia figlia, ad esempio, la marsupioterapia è ridotta solo a ciò che vi ho descritto ed è permesso farla solo ai bimbi che sono fuori pericolo. Spero che le cose cambino perchè può rappresentare veramente la salvezza per uno scricciolo come la mia. 
Non credo di essere una mamma più forte delle altre, credo però che questi scriccioletti riescono a tirare fuori il meglio di noi se glielo permettiamo e sono io che devo mille ringraziamenti a mia figlia per avermi permesso di vivere tutto questo...una nascita non programmata che ha rivoluzionato le nostre vite più di quanto non credevamo potesse succedere.
...Non lasciarti andare alla paura. Fidati del tuo istinto di madre, non sbaglierai.

...Per noi il "portare" ha significato tantissimo: contatto, amore, tranquillità...e poi scoperta, esplorazione, vita!
"E' divertente aiutare mamma a cucinare...ci scappa sempre un assaggino!"

sabato 7 aprile 2012

CARLOS GONZÁLES

Immagine presa da
ope-sembrandoesperanza.blogspot.it
Dopo la lettura di "I Vostri Figli Hanno Bisogno Di Voi", ho iniziato a scoprire questo meraviglioso mondo dei libri sulla pedagogia e sulla genitorialità.
Ho una lista che si allunga ogni giorno di libri da leggere, quindi tornerò ancora su questo argomento...molto volentieri.
Non è mia abitudine affidarmi ciecamente ad un libro e prendere per oro colato ciò che ha scritto l'autore. Preferisco sempre di gran lunga prendere spunto oppure sfruttare gli incipit del libro per analizzare il mio essere mamma (anzi Amamà!) e spesso mi ritrovo a pensare "caspita! è esattamente ciò che faccio!".
Questa volta vi parlo di un uomo nato negli anni '60, che è l'impersonificazione di ciò che mi dice il mio istinto materno. Il suo nome è Carlos Gonzàles.
Ha all'attivo anni di studi in pediatria e allattamento ed ha pubblicato per ora solo tre libri, uno più bello dell'altro.
Ha un modo di scrivere fortemente critico, ma ammiro la sua autoironia e la sua voglia di imparare, scoprire, conoscere e migliorarsi, tant'è che una delle cose che più mi ha stupito è stato notare come cerchi fondamento per le sue idee anche in altri ambiti, leggendo libri che non rientrano per nulla (in teoria) nel suo ambito lavorativo.
Il primo libro che ho letto è stato "Besame Mucho", che purtroppo non si trova più facilmente in commercio.
Gli argomenti trattati spaziano dal sonno all'allattamento, passando per il portare e l'alimentazione.
Detto sinceramente non c'ho trovato nulla di nuovo, rispetto alle mie convinzioni, tranne alcuni spunti interessanti presi dal regno animale e gli interessanti esempi ambientati nella preistoria che riescono a spiegare molti aspetti della crescita, che normalmente diamo per scontati o fastidiosi.
Mentre lo leggevo mi trovavo spesso a sorridere o a ridere a crepapelle perchè è particolarmente ironico, ma scivola via così veloce che in 2 giorni (e poco tempo da dedicare al libro) l'avevo già finito.
Interessante il capitolo che smonta le "teorie" di "espertoni di stirpe" come Estivill e compagnia bella, e non solo degli ultimi anni; infatti ho scoperto che il signor Estivill non ha scoperto l'acqua calda ma rielaborato una teoria risalente ad una ventina di anni prima.
Non vi svelo null'altro del libro perchè la ritengo una di quelle letture leggere da fare per sentirsi un pò più tranquille, meno ansiose come mamme "non perfette" e soprattutto per riprendere un discorsetto in sospeso col nostro istinto materno.
Il secondo libro di Gonzàles che ho letto è "Il Mio Bambino Non Mi mangia", totalmente incentrato sullo svezzamento e l'alimentazione dei bimbi in genere.
Anche qui, l'autore sottolinea quanto i pediatri sull'argomento svezzamento non siano ferrati, anzi quando va bene prendono l'argomento MOOOOLTO alla larga, quando va male sparano certe castronate che nemmeno un comico saprebbe inventare!
Sostanzialmente sottolinea che si potrebbero evitare tanti problemi di obesità, intolleranze e diseducazione all'alimentazione sana, semplicemente se le mamme si facessero meno "pippe mentali" e la smettessero di voler imboccare fino a farli scoppiare i loro bimbi.
Il libro di per sè non mi ha toccata particolarmente, anche perchè noi (nostra figlia più che altro) abbiamo optato per l'autosvezzamento, quindi fin da piccola lei ha sempre mangiato ciò che cucinavamo per noi, questo ci ha dato una scusa per migliorare la nostra alimentazione. (E di questo ne parlerò nel prossimo post)
Tornando al libro, fa notare come grosse associazioni di pediatri non siano riuscite a mettersi in accordo per elaborare un programma di svezzamento univoco e adottabile da tutti nel mondo: c'è chi consiglia di iniziare dalla frutta, chi con le pappette di riso, chi consiglia l'uso del brodo di verdure, chi quello di pollo...un'accozzaglia di incoerenza!
Ve lo consiglio, in parte per rivivere gli escamotage che le nostre mamme usavano per farci mangiare "l'ultimo cucchiaio di pappa"!
L'ultimo libro (che è ancora in lettura) è "Un Dono Per Tutta La Vita" che parla quasi esclusivamente dell'allattamento (al seno o artificiale che sia).
In quest'ultimo scritto, ho ammirato l'abilità svizzera dell'autore nel non dare adito ad errate interpretazioni da parte delle mamme apprensive. Nel libro, infatti, ci sono esempi creati appositamente per spiegare meglio il concetto in esame; tant'è che ha creato delle curve di crescita per spiegare a noi comuni mortali cosa sono e come si leggono queste amenità.
Lo sto trovando molto interessante e sono solo ad un terzo della lettura. Non solo mi si è definitivamente sfatato il mito che le curve di crescita abbiano una qualche utilità, ma che siano delle informazioni statistiche attendibili.
...Inoltre, ho scoperto che quello che io credevo una specie di neo è in realtà un terzo capezzolo! ihihihihi :D
Consiglio vivamente anche quest'ultimo libro, soprattutto come regalo ad una neomamma, per scongiurare che seguendo le menate di parenti, amici, dottori o fruttivendoli (per non parlare della tv!) la sua esperienza di allattamento finisca ancora prima di iniziare o si concluda troppo presto per disinformazione generale.
Questi saranno alcuni dei libri che consiglierò al nostro pediatra al nostro prossimo incontro...sai mai che anche lui inizi a capirci qualcosa! ^__^

sabato 18 febbraio 2012

ODORE DI LIBRI!

Questo freddo proprio non lo sopporto.
Va bene che fa parte della ruota dell'anno.
Va bene che se non vivi l'Inverno non puoi goderti la bella stagione.
Va bene...TUTTO! Ma non se ne può più!!!
E' da quasi due settimane che non usciamo: in parte per pantofoleria mia, in parte per l'impraticabilità del mondo fuori casa. Ok, da noi non c'è stata la neve che ha bloccato tutto, ma per chi è abituato ad avere durante l'Inverno al massimo 5° C (di notte!)...Gli ZERO GRADI (di giorno!) rappresentano l'ibernazione in vista di tempi più rosei!
Ne ho, però, approfittato per migliorare i nostri rapporti in casa: abbiamo giocato a giochi nuovi (l'autoscontro con il passeggino della bambola è diventato un cult!) e mi sono ritagliata del tempo per leggere.
Una mamma conosciuta da poco (che non smetterò mai di ringraziare!) mi ha consigliato un libro: "I Vostri Figli Hanno Bisogno Di Voi - Perchè i genitori oggi contano più che mai" scritto da uno psicologo, Gordon Neufeld, e da un medico, Gabor Maté, edito da Il leone verde.
Mi ha assorbito totalmente. L'argomento non solo ha catturato tutta la mia attenzione (cosa che i libri raramente riescono a fare ultimamente), ma mi ha permesso di analizzare i miei trascorsi passati e di appiccicarmi qualche Post-IT mentale per il futuro; non ultimo, mi ha permesso di rivalutare e modificare alcuni dei comportamenti che assumevo con mia figlia.
Gli autori argomentano e sostengono che gran parte dei problemi che abbiamo con i bambini ed i ragazzi dipendono dal fatto che i coetanei hanno preso il posto dei genitori nel meccanismo di attaccamento. Non perchè i bambini siano diversi dalle passate generazioni, ma perchè gli equilibri della società e la società stessa, e la famiglia in qualità di società in miniatura, sono mutati così tanto ed in così poco tempo che non abbiamo assunto dei comportamenti tali da compensare questi cambiamenti.
Due esempi mi hanno particolarmente colpito e spiegano molto bene il concetto.
Nel primo si paragona il rapporto di attaccamento genitori-figli e quello figli-coetanei a ciò che succede quando si ha un compagno, un fidanzato e si vive l'attrazione per un'altra persona esterna al rapporto: l'istinto porta a non sopportare più, ad esempio, i comportamenti del partner che prima non ci davano poi così fastidio; ci porta a tenerlo a distanza. Questo succede perchè i nostri orientamenti emozionali si sono spostati sul nuovo partner ed il meccanismo di adattamento ci spinge ad allontanare il partner abituale per "far spazio" al nuovo elemento.
L'altro esempio è il mio preferito e risponde indirettamente al motivo per cui ho fatto determinate scelte per la crescita di mia figlia: allattamento a richiesta finchè lei vuole, ad esempio.
Immaginate di trovarvi dispersi nel deserto. Qual è il vostro primo pensiero per sopravvivere? Trovare dell'acqua, prima ancora del cibo, perchè sappiamo che senza l'acqua non sopravviveremo mentre senza cibo si. Fino a quando non avrete trovato l'acqua e non avrete sanato la vostra sete, non potrete concentrarvi nè sul cibo nè sulla vostra salvezza, cioè sulla ricerca di una via di uscita dalla situazione in cui siete.
Ora paragonate l'acqua dell'esempio all'attaccamento verso i genitori, al bisogno dell'amore dei genitori, le loro attenzioni, il loro tempo per il bambino...mentre il cibo corrisponde alla crescita, alla maturazione, all'esplorazione del mondo intero per andare avanti nella vita; infine il soggetto non siete voi ma un bambino. Cosa significa? Che un bambino non potrà concentrarsi adeguatamente sulla sua crescita e sulla sua sana maturazione (emotiva e psicologica), finchè o nel momento in cui manca l'attaccamento con i genitori; questo comporterà anche un allontanamento del bambino dai genitori nel caso in cui questo attaccamento si incrini, per motivi dei genitori (separazioni, depressioni o malattie...) o di qualsiasi altra natura, ed un suo successivo avvicinamento ad i coetanei, che il bambino trova ovunque nella sua giornata, cosa che non si può più dire, invece, degli adulti disposti a seguirlo.
Probabilmente non ho reso il concetto, ma spero di avervi messo la pulce nell'orecchio perchè questo libro merita di essere letto, anche perchè spesso e volentieri, soprattutto non sapendo di questa interpretazione, sottovalutiamo la situazione, mentre l'orientamento ai coetanei può causare un'immaturità cronica (e la nostra generazione ne sa qualcosa!), aggressività, bullismo, mancanza di interessamento per il loro futuro e, ultimo ma non meno importante, un'errata interpretazione della vita sessuale.
L'ultima parte del libro mi è stata molto utile. Descrive la "danza del richiamo", cioè dei piccoli accorgimenti da prendere per mantenere attivo e vitale l'attaccamento con i genitori o per recuperarlo nel caso in cui si sia perso o incrinato.
Mi ha stupito molto il fatto che l'autore valorizzi la crescita dei bambini all'interno di quelli che chiama "villaggi degli attaccamenti", praticamente le famiglie multigenerazionali di una volta, perchè in un certo senso ha dato una motivazione alla nostra scelta di vivere vicino alle nonne di Ecate, adottando altri nonni (senza legami di sangue con noi) e trasformando i nostri amici in zii acquisiti.
A più riprese mi è sembrato di cogliere, in maniera nemmeno troppo velata, che l'autore propende per l'homeschooling quindi ha fatto breccia nel mio cuore anche per questo, lo ammetto!
Devo dire che questo libro mi ha cambiato come persona e come mamma, quindi ve ne consiglio caldamente la lettura o la condivisione dei vostri punti di vista a riguardo.

lunedì 23 gennaio 2012

LA NEVEEEEE!!

Unico lato positivo del freddo per quanto mi riguarda è la neve!
Noi abitiamo vicino al mare quindi difficilmente la vedremo cadere da dietro la finestra, così ci siamo spostati un pò: siamo andati in montagna a giocare con la neve!
Dopo mezzora in macchina, avevamo iniziato a rassegnarci che la neve questa volta non l'avremmo vista, anche perchè il cielo era limpido ed il sole si faceva vedere e sentire.
E invece...
Eccola lì! Ad un bivio come tanti.
Si, si stava sciogliendo, ma ce n'era abbastanza per giocare a palle di neve e fare un pupazzo. :)
La piccola non ne è stata per nulla entusiasta, anzi: è voluta stare tutto il tempo in braccio. Del resto, era na cosa nuova per lei e, proprio come la prima volta che siamo andati in spiaggia, probabilmente non le ispirava fiducia.
Dopo aver esaurito le energie, i nostri pancini hanno iniziato a gorgogliare, così ci siamo messi in marcia per andare a mangiare qualcosa.
Sulla strada abbiamo incontrato un gruppo di Guardie Forestali intente a soccorrere una vacca.
La poverina era finita a testa sotto in un fosso ed il filo spinato le si era attorcigliato al collo. Questi omaccioni l'hanno tirata fuori dal fosso e liberata dal filo spinato e, quando siamo passati noi, stavano aspettando dei colleghi per portarla via, perchè non avendo l'"orecchino" identificativo risultava senza padrone.
La nostra salita si è conclusa a Serra San Bruno, per la precisione ci siamo fermati a mangiare al Ritrovo Santa Maria: caratteristico all'esterno quanto all'interno: sulle pareti c'erano collezioni di orologi, foto, maschere di terracotta e sui mobiletti una miriade di piccoli presepi, con le 5 figure caratteristiche; la sala era riscaldata da una stufetta e c'erano due comodi divanetti dove riprendersi dal freddo che ci aspettava fuori.
Non ci potevo credere: C'ERA IL FASCIATOIO IN BAGNO!
Lo so che sembrerà un'esagerazione la mia sorpresa, ma se ci fate caso è difficile trovare dei locali muniti di fasciatoio in giro. Alcuni proprietari si aspettano che cambi il bambino levitando fra lavandino e wc!!!
Dopo aver mangiato abbiamo curiosato un pò attorno alla fontana di San Bruno e poi, ronfanti, siamo tornati a casa.
GIORNATA STUPENDA, CON UNA SPLENDIDA COMPAGNIA! ^_^

Modifica del 31 Gennaio 2012
Ecco altre foto della giornata. La nostra macchina fotografica ha dato forfait per mancanza di batteria! :P
Ecate imbacuccata per affrontare la neve...anche
se non ne era affatto convinta!

Papà Marco prova ad introdurla al divertimento
sulla neve...ma lei preferisce stare in braccio
e guardare che combinano gli altri!

Ecco a voi il nostro pu-PAZZO di neve! :D

Qui siamo alla fontana con San Bruno
immerso dentro che prega

Ecate che scruta sempre tutto e tutti: era
attratta dal bosco che avvolge la zona.
Ringrazio per le foto la macchina fotografica e la fotografa, zia Annabella :D