Questo freddo proprio non lo sopporto.
Va bene che fa parte della ruota dell'anno.
Va bene che se non vivi l'Inverno non puoi goderti la bella stagione.
Va bene...TUTTO! Ma non se ne può più!!!
E' da quasi due settimane che non usciamo: in parte per pantofoleria mia, in parte per l'impraticabilità del mondo fuori casa. Ok, da noi non c'è stata la neve che ha bloccato tutto, ma per chi è abituato ad avere durante l'Inverno al massimo 5° C (di notte!)...Gli ZERO GRADI (di giorno!) rappresentano l'ibernazione in vista di tempi più rosei!
Ne ho, però, approfittato per migliorare i nostri rapporti in casa: abbiamo giocato a giochi nuovi (l'autoscontro con il passeggino della bambola è diventato un cult!) e mi sono ritagliata del tempo per leggere.
Una mamma conosciuta da poco (che non smetterò mai di ringraziare!) mi ha consigliato un libro: "I Vostri Figli Hanno Bisogno Di Voi - Perchè i genitori oggi contano più che mai" scritto da uno psicologo, Gordon Neufeld, e da un medico, Gabor Maté, edito da Il leone verde.
Mi ha assorbito totalmente. L'argomento non solo ha catturato tutta la mia attenzione (cosa che i libri raramente riescono a fare ultimamente), ma mi ha permesso di analizzare i miei trascorsi passati e di appiccicarmi qualche Post-IT mentale per il futuro; non ultimo, mi ha permesso di rivalutare e modificare alcuni dei comportamenti che assumevo con mia figlia.
Gli autori argomentano e sostengono che gran parte dei problemi che abbiamo con i bambini ed i ragazzi dipendono dal fatto che i coetanei hanno preso il posto dei genitori nel meccanismo di attaccamento. Non perchè i bambini siano diversi dalle passate generazioni, ma perchè gli equilibri della società e la società stessa, e la famiglia in qualità di società in miniatura, sono mutati così tanto ed in così poco tempo che non abbiamo assunto dei comportamenti tali da compensare questi cambiamenti.
Due esempi mi hanno particolarmente colpito e spiegano molto bene il concetto.
Nel primo si paragona il rapporto di attaccamento genitori-figli e quello figli-coetanei a ciò che succede quando si ha un compagno, un fidanzato e si vive l'attrazione per un'altra persona esterna al rapporto: l'istinto porta a non sopportare più, ad esempio, i comportamenti del partner che prima non ci davano poi così fastidio; ci porta a tenerlo a distanza. Questo succede perchè i nostri orientamenti emozionali si sono spostati sul nuovo partner ed il meccanismo di adattamento ci spinge ad allontanare il partner abituale per "far spazio" al nuovo elemento.
L'altro esempio è il mio preferito e risponde indirettamente al motivo per cui ho fatto determinate scelte per la crescita di mia figlia: allattamento a richiesta finchè lei vuole, ad esempio.
Immaginate di trovarvi dispersi nel deserto. Qual è il vostro primo pensiero per sopravvivere? Trovare dell'acqua, prima ancora del cibo, perchè sappiamo che senza l'acqua non sopravviveremo mentre senza cibo si. Fino a quando non avrete trovato l'acqua e non avrete sanato la vostra sete, non potrete concentrarvi nè sul cibo nè sulla vostra salvezza, cioè sulla ricerca di una via di uscita dalla situazione in cui siete.
Ora paragonate l'acqua dell'esempio all'attaccamento verso i genitori, al bisogno dell'amore dei genitori, le loro attenzioni, il loro tempo per il bambino...mentre il cibo corrisponde alla crescita, alla maturazione, all'esplorazione del mondo intero per andare avanti nella vita; infine il soggetto non siete voi ma un bambino. Cosa significa? Che un bambino non potrà concentrarsi adeguatamente sulla sua crescita e sulla sua sana maturazione (emotiva e psicologica), finchè o nel momento in cui manca l'attaccamento con i genitori; questo comporterà anche un allontanamento del bambino dai genitori nel caso in cui questo attaccamento si incrini, per motivi dei genitori (separazioni, depressioni o malattie...) o di qualsiasi altra natura, ed un suo successivo avvicinamento ad i coetanei, che il bambino trova ovunque nella sua giornata, cosa che non si può più dire, invece, degli adulti disposti a seguirlo.
Probabilmente non ho reso il concetto, ma spero di avervi messo la pulce nell'orecchio perchè questo libro merita di essere letto, anche perchè spesso e volentieri, soprattutto non sapendo di questa interpretazione, sottovalutiamo la situazione, mentre l'orientamento ai coetanei può causare un'immaturità cronica (e la nostra generazione ne sa qualcosa!), aggressività, bullismo, mancanza di interessamento per il loro futuro e, ultimo ma non meno importante, un'errata interpretazione della vita sessuale.
L'ultima parte del libro mi è stata molto utile. Descrive la "danza del richiamo", cioè dei piccoli accorgimenti da prendere per mantenere attivo e vitale l'attaccamento con i genitori o per recuperarlo nel caso in cui si sia perso o incrinato.
Mi ha stupito molto il fatto che l'autore valorizzi la crescita dei bambini all'interno di quelli che chiama "villaggi degli attaccamenti", praticamente le famiglie multigenerazionali di una volta, perchè in un certo senso ha dato una motivazione alla nostra scelta di vivere vicino alle nonne di Ecate, adottando altri nonni (senza legami di sangue con noi) e trasformando i nostri amici in zii acquisiti.
A più riprese mi è sembrato di cogliere, in maniera nemmeno troppo velata, che l'autore propende per l'homeschooling quindi ha fatto breccia nel mio cuore anche per questo, lo ammetto!
Devo dire che questo libro mi ha cambiato come persona e come mamma, quindi ve ne consiglio caldamente la lettura o la condivisione dei vostri punti di vista a riguardo.

Sembra molto interessante questo libro! In effetti, l'attaccamento è una dinamica, se il bambino non ci trova disponibili si rivolge ad altre persone che lo sono, ma mentre è senza dubbio positivo l'avere amici e relazioni allargate (i familiari, ma anche gli amici) è difficile fare a meno della relazione stretta con i genitori, se ci sono e non si dedicano al bambino... mi sono piaciute moltissimo le tue riflessioni sull'allattamento, che anch'io ho vissuto come 'compensativo' di altre esperienze che mi erano mancate... Grazie! A presto!
RispondiEliminaSono convinta allora che questo libro potrebbe piacerti molto, Jessica. :)
RispondiEliminaNon sono avvezza a dare spiegazioni ai miei comportamenti, ma in alcuni passi sembrava che l'autore descrivesse proprio me.
E' difficile fare il genitore, me ne rendo sempre più conto, ma alcuni piccoli accorgimenti credo che possano evitare i danni che sono stati fatti nelle generazioni come la mia.
un abbraccio